Cristal: guai a sottovalutarlo!

A cosa pensate se dico Cristal? Discoteca? Lusso? Feste? Vi prego no… Facciamo un bel respiro e ricominciamo daccapo!

In passato la cuvée de prestige di Roederer è stata spesso associata a eventi mondani o comunque al lusso e si sa’, una volta entrati in questo “vortice”, è difficilissimo uscirne ma questo non vuol dire che non sia un vino di qualità, di estrema qualità!

Personalmente odio certi stereotipi e trovo ingiusto “ghettizzare” un vino solo perché lo abbiamo visto alla festa di Tizio o all’evento di Caio; è altrettanto vero che invece ho considerato il Cristal uno champagne eccezionale ma che esprime tutto il suo potenziale diversi anni dopo il dégorgement (c’è chi dice addirittura 20 ma capisco sia difficile aspettare così tanto).

Che fare quindi? Non volevamo passare la serata col dubbio e così in due ore abbiamo messo su una “mini” degustazione di Cristal (solo la versione Blanc) di cui tra breve vi racconterò nel dettaglio, prima un ripassino veloce sulla storia di questo meraviglioso Champagne!

Il Cristal fu creato da Louis Roederer II nel 1876 esclusivamente per lo Zar Alexandar II di Russia il quale per differenziarsi da tutti gli altri, chiese a Roederer di creargli uno champagne “speciale”. Nacque così il Cristal, chiamato così proprio perché la bottiglia era in cristallo, e con il fondo piatto.

Purtroppo con la Rivoluzione Russa del 1917 il mercato dello champagne crolla e il Cristal non viene più prodotto fino a quando nel 1932 torna sul mercato fortunatamente per tutti e non solo per lo “zar”!!!

2017-01-31-20-13-34

Come avrete letto ho avuto la fortuna di assaggiare il Cristal direttamente col suo creatore Jean-Baptiste Lécaillon, questa volta invece mi sono “accontentato” dei miei compagni d’avventura e di seguito passiamo alla degustazione!

La serata inizia con gli antipasti e Cristal 2006. Qui possiamo dire che trova conferma la “regola”. Questo Cristal è strepitoso, buonissimo e freschissimo ma molto giovane il che si evince subito: basta guardare il colore che troviamo nel calice. Ha ancora molta strada davanti ma la stoffa c’è eccome. Note fruttate al naso che trovano conferma al palato. Spero di poterlo riassaggiare con qualche anno in più sulle spalle. 94/100

2017-01-31-20-19-47

La seconda bottiglia della serata e il 2002. E qui potrei già chiudere le mie considerazioni nel senso che non c’è nulla da aggiungere. Questo champagne è fantastico con il perfetto connubio tra maturità e freschezza. Al calice è sempre un giallo tenue ma il naso ci mette davanti ad una bottiglia di un altra caratura e la bocca ci conferma le nostre impressioni olfattive! Signori vi prego, se ne avete a casa fatemelo sapere e apriamola insieme! 98/100

2017-01-31-20-41-02

Ovviamente non siamo a stomaco vuoto anzi, arrivano i primi!

2017-01-31-20-53-50

Nel frattempo la serata procede e mentre finiamo di gustarci i secondi viene servita la terza bottiglia della serata il 1997. Avevo già avuto modo di berla due anni fa e quindi ero molto curioso di assaggiarlo nuovamente. Il calice si presenta diversamente, abbiamo un bel giallo ambrato che fa da apripista a quello che ci aspetta al palato. Anche questo è un altro grandissimo Cristal direi elegante e floreale nonostante abbia i suoi annetti che però non pesano nel senso che questo champagne si fa bere eccome e non stanca mai. Per me il secondo della serata. 96/100

2017-01-31-21-11-35

Adesso eravamo tutti in aspettazione dei due mostri sacri 1990 e 1986. Purtroppo le bottiglie non erano perfette soprattutto la ’90 e quindi non voglio dare giudizi anche se la ’86 era leggermente meglio. Peccato perché non capita tutti i giorni di avere a che fare con dei Cristal di queste annate. Speriamo che ricapiti l’occasione!

Alla fine che dire… Non fate l’errore di sottovalutare il Cristal. Fidatevi, non ha nulla a che vedere con lo stereotipo che ci hanno portato a pensare. Questo champagne è buonissimo e la Maison Roederer è sinonimo di eccellenza! Dategli qualche anno, conservatelo accuratamente in cantina, e vedrete che ne resterete ammaliati.

2017-02-01-16-49-21

 

Dom Pérignon – Private Tasting 2000 – 1982 – Oenoteque vs Vintage

Una serata straordinaria all’insegna di Dom Pérignon

Ultimamente con un gruppo di amici abbiamo dato vita a delle serate all’insegna della buona compagnia, del buon cibo e ovviamente del buon anzi, ottimo, champagne! Se la location è rimasta invariata ed è quel tempio della cucina che risponde al nome I Du Matt, dove lo chef Mariano e la sous chef Maura ci deliziano con portate al limite della legalità, la maison è a nostra discrezione e dopo Krug è stata la volta di Dom Pérignon. In poco tempo è stata decisa la data e ognuno dei partecipanti portava una bottiglia: l’obbiettivo era mettere a confronto, dove possibile, il vintage con la versione Oenoteque o P2. Le bottiglie in degustazione erano in ordine: Vintage 2000, Vintage – P2 1998, Vintage – Oenoteque – Rosé 1996, Vintage – Oenoteque 1995, Vintage – Oenoteque 1990, Vintage 1982. Qualora ce ne fosse il bisogno vi confermo l’ottima riuscita della serata e vi lascio al racconto sperando sia di vostro gradimento!

2016-09-06-09-11-32

 Dopo aver preparato le bottiglie aprendo le più “vecchie” così da averle pronte per la degustazione, ci accomodiamo a tavola dove mentre lo chef ci serve il primo piatto io verso il primo Dom della serata: il Vintage 2000; l’antipasto era carne salada con finocchio e zucchina. Il Dom 2000 si presenta davvero bene al bicchiere e il naso è assolutamente Dom. Ho avuto occasione tra l’altro di berlo una settimana fa e devo dire che conferma le stesse impressioni: la sua mineralità inconfondibile e al gusto è in perfetto equilibrio tra maturità e freschezza. In questo momento ne berrei a litri perché è davvero molto buono: 94/100.

2016-09-06-09-11-35

Dom 2000 e antipasto

Dom 2000 e antipasto

Dopo l’antipasto si comincia forte e inizio a versare nei bicchieri il Vintage 1998 e il P2 1998 mentre a tavola arriva il primo piatto d’eccezione: Vellutata di zucca con aceto balsamico tradizionale di oltre 35anni e tartufo nero.

Vellutata di zucca con tartufo nero

Vellutata di zucca con tartufo nero

Il vintage 1998 ovviamente ha un colore più intenso rispetto al P2 che in questo momento e con queste bottiglie risulta un pelo inferiore al vintage che coinvolge tutti i sensi con la sua acidità bellissima, elegante ma diretto e immediato. In questo momento direi 95/100 Vintage 1998 e 94/100 P2 1998.

2016-09-06-09-11-44 "Fratelli a confronto": Vintage 1998 e P2 1998

Una veloce pausa ci prepara al piatto successivo (qui ho fatto il maleducato: dopo averlo divorato ho chiesto il bis, era troppo buono!!!): fagottini al coniglio con il suo ristretto e salsa di peperoni.

I fagottini: una bontà!

I fagottini: una bontà!

Quest’ottimo piatto accompagnava tre bottiglie eccezionali: Vintage 1996, Oenoteque 1996 e Rosé 1996! Metto le mani avanti subito sperando di non accogliere le ire di coloro che trovano questa 1996 un annata straordinaria, io la definirei invece estrema (Lupetti docet): in effetti questi champagne hanno stoffa da vendere per carità, ma attualmente risultano ancora giovani e con molta strada ancora da percorrere. Queste tre bottiglie ne sono l’esempio: il Vintage 1996 risulta più godibile per via della minore sapidita dell’Oenoteque che invece risulta molto giovane e quasi dispiace di averlo adesso nel bicchiere e se l’OE era giovane, figuriamoci il rosé che è e sarà un grandissimo… Appunto, sarà e saranno…. Vintage 1996 94/100Oenoteque 1996 93/100 Rosé 1996 93/100.

2016-09-06-09-11-51 2016-09-06-09-11-54

Trittico di 1996: Vintage, OE, Rosé

Trittico di 1996: Vintage, OE, Rosé

Con la smania di un bambino invece ci avviciniamo alle bottiglie che era da tempo che aspettavo di riassaggiare: Vintage 1995 e Oenoteque 1995. Il piatto che accompagna questi due mostri è uno stinco di maiale nel suo fondo con puré di melanzane, un altro capolavoro di Mariano. La cottura molto lenta ha reso questa carne tenerissima tanto da rendere difficoltoso il taglio ma allo stesso tempo conservava tutti i sapori ed un “sughetto” da leccarsi i baffi.

Stinco di maiale e puré di melanzane

Stinco di maiale e puré di melanzane

Oggi l’annata 1995 rivela tutto il suo potenziale a valore e questi champagne sono eccezionali e forse l’abbiamo sottovalutata in favore della 1996 ma questi champagne sono spettacolari. Il Vintage è un ruffiano, si avverte una leggera ossidazione ma è vivo ed è straordinario e mi piace da impazzire e se questo è il vintage, l’Oenoteque è monumentale! Si, confermo, la 1995 adesso è un passo avanti alla 1996. Vintage 1995 96/100 Oenoteque 1995 97/100.

img_4143

Double immenso: Vintage 1995 e Oenoteque 1995

Double immenso: Vintage 1995 e Oenoteque 1995

Un altra pausa veloce e poi subito pronti per il primo dei due dolci: Cannolo alla ricotta con cioccolato e canditi. La particolarità di questo piatto è che la ricotta e la panna utilizzati sono di Parmigiano Reggiano. Le bottiglie che accompagnano questo dolce sono il Vintage 1990 e l’Oenoteque 1990.

Cannolo alla ricotta con cioccolato e canditi

Cannolo alla ricotta con cioccolato e canditi

La 1990, per molti la migliore del secolo, è l’ultima del terzetto magico che comprende 1988, 1989, 1990. Quest’annata ha dato vita a grandissimi champagne. Hanno lunga vita davanti ma anche oggi sono bottiglie memorabili. Il Vintage bevuto da noi purtroppo non era perfetto ma ha materia ed e, cercando di andare oltre i suoi difetti, mi sento di assegnargli un 95/100; l’Oenoteque invece è in una forma smagliante ed è superiore al vintage, siamo sui 97/100.

2016-09-06-09-12-02

Mostri a confronto: Vintage e Oenoteque 1990

Mostri a confronto: Vintage e Oenoteque 1990

Siamo giunti quasi a fine cena e nonostante siamo quasi all’orlo ci aspetta un “appetizer”, giusto per riempire l’ultimo buco: la Piccola pasticceria.

La "piccola" pasticceria

La “piccola” pasticceria

Quest’ultimo piatto ci porta all’ultima bottiglia per la serata: il Vintage 1982. Il capolavoro della serata, di un’annata eccellente che ha dato vita a vini ricchi e complessi con grandi capacità d’invecchiamento. Guardate in foto che colore stupendo che ha, questo Dom è energico e strutturato con una maturita che definirei perfetta che ci fa chiudere la serata nel migliore dei modi: 98/100.

Vintage 1982

Vintage 1982

Siamo giunti così a fine serata che ci ha permesso di confrontare quasi vent’anni di Dom Pérignon, mettendo alla prova la sua capacità d’invecchiamento, anche se non avevamo dubbi. Voglio ringraziare lo staff de’ I Du Matt, Mariano e Maura per la loro ospitalità (fateci una scappata ve lo consiglio), e il grande Filippo perché alla fine è l’ideatore di queste serate che alla fine tutti insieme rendiamo uniche.

Dom Pérignon Rosé 1986: La conferma dell’eccellenza DP

Ci sono champagne che, nella mia sempre più crescente esperienza, mi hanno sorpreso per la capacità evolutiva, altri che invece lo fanno per la loro costanza nel gusto ed anche altri che si confermano sempre eccezionali. Si sa, Dom Pérignon è un nome che ha il sapore di certezza, di qualità e domenica 6 dicembre me lo ha confermato.

Il tutto si è svolto in un pranzo tra amici di champagne, ma ormai siamo molto più che soli amici di champagne, in quel di Soragna, nella bassa Parmense. La location è il sublime ristorante Stella d’Oro, di cui vi consiglio vivamente di farci una capatina perché ne vale davvero la pena. Lo svolgimento comprendeva che ognuno portasse una bottiglia del “nettare francese” e così, avendo in cantina una bottiglia di Rosé 1986, ho deciso assieme al mio “socio” e co-proprietario della stessa Marco, di portarla per degustarla assieme al folto gruppo di appassionati ed esperti tra cui spiccavano: Alberto Lupetti (di cui vi ho parlato svariate volte, tra i maggiori esperti al mondo di champagne), Vania Valentini (anch’essa sempre presente) e altri amici tra cui Angelo Capasso (bè se volete mangiare dei buoni insaccati lui è la persona giusta, proprietario del Salumificio Squisito), ognuno con la propria consorte/marito.

La tavolata!

La tavolata!

Lo ammettiamo, io e Marco eravamo davvero spaventati da questa bottiglia, temevamo di avere un tesoro andato a male, non tanto per la qualità di Dom Pérignon  ma per il fatto che la bottiglia era stata tenuta davvero male (non da noi!!).

Emozioni misto tra paura e sorpresa ci accompagnano per tutto il pranzo finché mi viene detto di aprirla (che onore e direi anche onere!): mi alzo in piedi, prendo la bottiglia, libero il tappo dalla “gabbietta” e piano inizio a toglierle il tappo che viene via senza fatica e senza grossi sfiati, porto il tappo al naso e un sorriso si fa strada tra il mio viso, sembra buono. Lo verso nel calice di Alberto e il suo “ok” è linfa vitale! La bottiglia è buona, in tutti i sensi. Che fantastico questo DP!

Bottiglia e Calice

Bottiglia e Calice

Nettare nel calice!

Nettare nel calice!

Mi raccomando però, non conservate le vostre bottiglie così, non sfidate la sorte!! A noi è andata davvero bene, questo Dom era vivo, un gran rosé nonostante i suoi 29 anni e se non apprezzate i rosé vi consiglio vivamente di iniziare a considerarli, non soltanto in certe bottiglie perché ci sono ottimi rosé senza spendere cifre esorbitanti. Tra l’altro, per dovere della cronaca, nell’86 Dom Pérignon produsse solo la versione Rosé del suo vintage. Quindi in quell’anno non fu prodotto il Blanc. Questo a conferma della qualità della Maison.

La batteria!

La batteria!

Questo pranzo è stata anche l’occasione per ricevere la nuova guida “Grandi Champagne” di Alberto Lupetti direttamente dalle mani del suo creatore! Non perdetela, per tutti noi amanti è un obbligo averla e consultarla. I suoi consigli sono ottimi sia per chi è agli inizi sia per chi è più esperto. Potete trovarla nelle migliori librerie oppure ordinarla su http://www.lemiebollicine.com

Grazie Alb!

Grazie Alberto

Grazie Alberto

Grazie per la lettura e……. Stay Tuned!

 

 

KRUG: la Monografia

KRUG

KRUG

Nuovo articolo, Maison conosciuta, serata eccezionale. E’ questo il succo del seguente articolo: parliamo infatti di Krug, superba maison di Champagne, e di un una serata tutta dedicata a lei.

Solitamente quando si parla di Krug, ci si aspetta una degustazione dei suoi champagne più – passatemi il termine – basici, noi invece vogliamo strafare e vi offriamo la possibilità di partecipare ad una serata dove potrete assaggiare l’intera gamma della Maison, a partire dal “sans année”, fino al mitico Clos d’Ambonnay.

Direi serata imperdibile e, nel caso abbiate ancora dei dubbi, vi lascio al programma:

KRUG

LA MONOGRAFIA

A cura di 

Francesco Falcone

 

“C’è lo Champagne e poi c’è Krug”

 

Il rigore esecutivo, il carattere distintivo, la riconoscibile originalità espressiva e la stupefacente longevità degli Champagne firmati “Krug” fanno della piccola Maison di Reims un vero e proprio mito per i bevitori più smaliziati. 

Cogliamo dunque l’occasione per invitarvi a una serata di approfondimento del più celebre marchio champenois attraverso una serie di bottiglie da antologia. 

 

Aperitivo di Benvenuto

Alphonse Mellot Sancerre Edmond 2012

Patrick Javillier Mersault Les Tillet 2012

 

Si comincia in rosa 

Krug Champagne Rosé s.a. 

La cuvée “sans année” più nobile di Champagne 

Krug Champagne Grand Cuvée s.a. 

Il mitico “Clos” de la Côte des Blancs 

Krug Champagne Clos du Mesnil 2003 

Il costosissimo “Clos” de La Montagne de Reims 

Krug Champagne Clos d’Ambonnay 2000 

 

Krug Vintage in verticale 

Krug Champagne Vintage 2000

Krug Champagne Vintage 1998

Krug Champagne Vintage 1996

Krug Champagne Vintage 1995

Krug Champagne Vintage 1990

Krug Champagne Vintage 1989

 Vi abbiamo stuzzicato un po’? Bene, allora non resta che dirvi che la serata si terrà il 26 novembre 2015, alle ore 20.30 presso il ristorante “Il 25 di Carpi”.

La cena è a cura dello Chef Pierluigi Vanzolini e i posti disponibili sono solamente 15.

Per ogni informazione non esitate a contattarmi: fabiano.stabile@icloud.com

Eccezionale MasterClass Dom Pérignon

Dom Pérignon

Dom Pérignon

Sono davvero desolato e desidero scusarmi con chiunque segua questo sito per la mancanza di articoli in tutto questo periodo ma, come molti di voi sanno, sono soltanto un umile appassionato, con un lavoro che nel periodo estivo pre-chiusura mi ha impegnato molto e, ahimè, mi ha bloccato dal scrivere articoli.

Però eccoci di nuovo qua, ed iniziamo questa nuova stagione con una bomba!

Siamo lieti di comunicarvi che è stata predisposta una MasterClass Dom Pérignon a Carpi (Modena) per il giorno 15 settembre.

Trovate di seguito anche una locandina con tutte le informazioni del caso.

Mi raccomando, i posti disponibili sono limitati e molti già prenotati.

Non capita tutti i giorni di degustare certi vini e vi posso assicurare che ne varrà la pena.

Che aspettate, prenotatevi subito!

Cliccate di seguito per visualizzare tutti i dettagli e non esitate a contattarci per ogni domanda.

email: fabiano.stabile@icloud.com

Locandina Master DP

De Venoge Louis XV Rosé 2002

Come alcuni di voi sapranno, siamo in preparazione della MasterClass che si terrà al ristorante “Al Portichetto” di Caprara di Campegine (Reggio Emilia), che si terrà il 9 giugno. E’ la prima volta che ho il privilegio di partecipare in qualità di “organizzatore” ad una MasterClass di Alberto Lupetti e Vania Valentini, due persone squisite (di Alberto ho parlato diverse volte), due cari amici e compagni di “champagne”, con cui è iniziata una sorta di collaborazione. Sono davvero grato ad entrambi per le stupende occasioni passate insieme.

Al di là di questa doverosa introduzione, era giusto far vedere la location per la MasterClass ai due relatori (anche se, a causa dei numerosi impegni, Alberto non è potuto essere presente) e quale occasione migliore per aprire qualche bollicina?

Così io, assieme al mio compagno di champagne Marco, dopo tante riflessioni e pensieri, abbiamo optato per portare due bottiglie di rosé: Krug Rosé Gran Cuvée e poi la cuvée de prestige della Maison De Venoge Louis XV Rosé 2002. Così, mentre lo chef Claudio ci ha deliziato con le sue creazioni (un pranzetto a base di crudité, tra cui anche una sorpresa finale, la tartare di tonno, veramente squisita) noi allietavamo la nostra pausa pranzo con queste due bollicine d’eccezione.

Tartare di Tonno

Tartare di Tonno

Il Louis XV ci ha davvero lasciato senza parole; un rosé veramente molto buono. Ma andiamo per gradi…

La bottiglia-decanter

La bottiglia-decanter

Fu merito di Luigi XV se oggi abbiamo lo champagne. Col suo editto infatti istituirà la bottiglia per lo Champagne; l’editto precisò tra l’altro il modo di legare il tappo, che fu prima fatto con lo spago, poi da 1760 fu impiegato ferro oppure ottone.

Questa cuvée de prestige nasce nel 1995 come evoluzione del Grand Vin de Princes (di cui io ho una bottiglia targata 1993), viene prodotta soltanto nelle annate considerate eccezionali e solo con uve Grand Cru e con una maturazione sui lieviti di almeno 10 anni.

Louis XV nel bicchiere

Louis XV nel bicchiere

Il colore nel bicchiere è deciso, all’olfatto troviamo subito una certa maturità. Questo champagne, a parer mio, ha bisogno di tempo nel bicchiere per esprimere tutto il suo potenziale, ma vi assicuro che ne vale la pena aspettare. Il naso si fa più complesso e all’assaggio la sua bollicina fine, mista alle note di frutti rossi, rivelano quanto sia stato importante attendere. E’ uno champagne però particolare, adatto secondo me a chi apprezza una certa maturità. Io la adoro e pertanto non smetterei mai di berlo!

Al termine dell’articolo ci tengo nuovamente a ringraziare il ristorante Al Portichetto e lo chef Claudio per l’ospitalità che ci hanno mostrato e per gli ottimi piatti preparati con tanta cura. Se volete mangiare davvero del buon pesce, concedetevi una scappata a Caprara!