Cattive notizie per lo Champagne Pouillon!

Purtroppo credo sia doveroso condividere con voi lettori una brutta notizia: Champagne Pouillon, récoltant sito a Mareuil-sur-Ay, ha subito un furto di 2 pallet piene di bottiglie già etichettate e pronte per il mercato americano. Di seguito trovate le foto delle bottiglie etichettate.

 

Nella controetichetta trovate anche le indicazioni del distributore americano, Pike-Schatzi Wines. Se vi dovessero capitare alcune bottiglie fatelo presente alla maison tramite la loro pagina facebook (https://www.facebook.com/champagnepouillon/), oppure tramite il loro sito https://champagne-pouillon.com/it/.

Grazie a tutti voi per la collaborazione!

Anteprima: Amour de Deutz Rosé 2008

Qualche sera fa ho avuto il piacere di assaggiare il nuovissimo Amour de Deutz 2008 in rosa in compagnia di alcuni amici! Ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di scriverne sia perché l’annata 2008 ha riscontrato diversi pareri super positivi tanto da ormai essere già entrata nel mito, sia perché Deutz è comunque una Maison in crescita!

A proposito di Deutz.. In Francia viene considerata una tra le sei Maison più “serie”. Fu fondata nel 1838 da due tedeschi amanti delle bollicine (come molti altri visto che non è l’unica maison con un nome tedesco). Deutz venne fondata ad Ay, il villaggio Grand Cru nella valle della Marne. Prende il nome da William Deutz (a cui è dedicata una cuvée) che dopo soli 7 anni dalla fondazione vendeva più di 170mila bottiglie.

William aveva un ossessione: la qualità, tant’è che dopo aver partecipato ad una degustazione alla cieca in Russia ed essersi classificato terzo, scrisse subito una lettera ai suoi collaboratori dicendo di cercare le uve migliori per riuscire a classificarsi primi.

Nel 1993 la maison venne acquistata dalla famiglia Rouzaud, i discendenti e proprietari della Maison Roederer, per rinnovarla; nominano un presidente dandogli pieni poteri e quindi totale indipendenza.

Oggi Deutz possiede 367 ettari di cui 241 proprietari. 324 sono piantati a Pinot Noir, 10,2 di Meunier e 30,8 Chardonnay.

Giusto un cenno sull’annata 2008: l’ingresso di quasi tutte le top cuvée sul mercato hanno spaccato il mercato, champagne pronti, buoni, alcuni già eccellenti al debutto. L’annata inizia con un inverno mite ed una primavera fresca con un giugno piovoso che ha ritardato la fioritura. Settembre ha risollevato le sorti di quest’annata con temperature calde di giorno e fredde di notte portando le uve a condizioni ottimali.

Come dicevamo i vini di quest’annata sono eccezionali, tesi e longevi ma com’è questo Amour de Deutz 2008 rosé?

amour deutz 2008

Composto dal 64% di Pinot Noir (di cui il 9% in rosso) e 36% di Chardonnay. Si presenta al calice con un rosa tenue quasi a voler nascondere questo suo essere rosé ma il naso è un tripudio di frutti rossi: lampone, fragola e una buona mineralità accompagnano il sorso. Ecco, il sorso: setoso con un acidità bilanciata e gourmet. Uno champagne in perfetto equilibrio tra potenza e delicatezza in una parola: elegante! Questo champagne è all’inizio del suo viaggio e sarà un viaggio bellissimo, ve l’assicuro! 99/100

Champagne: il prezzo è giusto…?

Cari lettori, è un piacere ritrovarvi dopo le vacanze estive! Spero che anche per voi siano state rilassanti e ricostituenti!

Oggi non voglio parlare di uno champagne in particolare ma più in generale di come poter valutare una bottiglia.

Perché questo articolo? Sempre più di frequente mi viene chiesto il valore di una certa bottiglia o di questa o quella etichetta. Spesso, inoltre, la prima domanda che viene fatta è “quanto può valere?” e sempre più di frequente vedo e sento valutazioni al di fuori da ogni logica.

Il mio obiettivo è quello di scrivere una mini-guida per, in primis, cercare di capire se la bottiglia che stiamo acquistando è in buono stato e poi darne una valutazione economica.

Andiamo con ordine: come capire se una bottiglia è in buono stato?

Partendo dal presupposto che nessuno è “dentro la bottiglia” e quindi può dirci con certezza che la bottiglia sia perfetta, sicuramente la prima cosa da guardare in una bottiglia è il livello del “liquido” o la bolla che si crea quando la bottiglia è in posizione orizzontale. Un livello basso infatti suggerisce una fuoriuscita di vino e di conseguenza un’entrata d’aria che potrebbe aver danneggiato il contenuto. Il secondo step consiste nel verificare tramite una luce (la comunissima torcia presente in tutti i vostri smartphone va più che bene) il colore del vino e se ci sono dei sedimenti: un colore molto scuro non è un buon segno come anche uno champagne “sporco” da vari sedimenti non lascia ben sperare.

Queste sono le prime due cose da fare e direi che se questi due “test” sono superati la bottiglia ha buone possibilità di risultare bevibile.

Un altro consiglio è di essere buoni osservatori: guardate dove e da chi state comprando. Nel senso, è un appassionato? Ha una cantina naturale o refrigerata? Com’era conservata la bottiglia? Questo perché una persona che non ha la passione probabilmente non avrà avuto molta cura della bottiglia anche semplicemente perché non ha un posto dove riporla correttamente. Attenzione alle cantine naturali inoltre: c’è molta muffa o umidità? Ci sono salami o formaggi conservati insieme al vino? Questi potrebbero, alla lunga, danneggiare il contenuto.

dom 1964

Dom Pérignon 1964: non fatevi ingannare dal colore, questo dom era fenomenale!

Un altro consiglio che posso darvi è quello di controllare il tappo. C’è ancora la stagnola a coprirlo? C’è della muffa o ruggine? Un tappo in buone condizioni è sicuramente un buon segno.

Queste sono un po’ le operazioni basilari quando si acquista una bottiglia con qualche anno sulle spalle e soprattutto tra privati. Le enoteche dovrebbero essere attrezzate per conservare adeguatamente le loro bottiglie.

Il tasto dolente: quanto vale la mia bottiglia? A mio nonno hanno regalato questa bottiglia quanto vale? Fermo restando che, alla luce di quello che abbiamo appena detto, non si può fare una valutazione ad hoc su internet o guardando la bottiglia in foto, non è detto che abbiate in cantina un tesoro! O per lo meno, avevate un tesoro che purtroppo si è danneggiato. Nelle prossime righe cerco di spiegarmi in base alla mia esperienza: ormai sono 6 anni che compro vino e spero di aver appreso qualcosa.

Partiamo dal principio: un vino “vecchio” non vuol dire che sia per forza di valore! Potreste avere in casa un sans année che non potrà mai valere quanto un millesimato o una cuvée de prestige. Quindi sfatiamo subito questo mito. Fate ricerche su internet se non siete esperti, provate a documentarvi sulla bottiglia in vostro possesso e se possibile confrontate la vostra bottiglia con una appena uscita sul mercato. Attenti però: una bottiglia acquistata in enoteca, fisica o virtuale che sia, avrà sempre un costo più alto per via dei costi di gestione che un’attività porta ad avere.

Vi riporto un esempio accadutomi personalmente: sono un amante dei sans année con qualche anno sulle spalle. Sapete che il Brut Reserve è il sans année di Charles Heidsieck e che in passato aveva la dicitura “mise en cave” sul collo della bottiglia sopra l’etichetta. Ho trovato su internet una persona che ne aveva due e volevo acquistarle, il problema era il costo: chiedeva 120€ a bottiglia! Una follia! La bottiglia attualmente sul mercato di Brut Reserve costa, in enoteca, sui 45€. Capite bene che da 45 a 120 c’è una bella differenza. Ora ipotizziamo che quelle bottiglie di mise en cave siano state conservate perfettamente per tutti questi anni e ipotizziamo che abbiano come annata base la 1996 (tanto mitizzata in Italia) e fermo restando che il proprietario ha il sacrosanto diritto di chiedere qualsiasi cifra, anche 1000 Euro, io non la pagherei più di 60/70. Non perché voglio “imbrogliare” il proprietario ma perchè è semplicemente fuori prezzo e perché, ribadisco, nessuno può darmi la certezza che quella bottiglia sia in forma e di conseguenza il rischio di buttare via i soldi è tutto a carico dell’acquirente! In tal proposito dico sempre che piuttosto conviene comprarle e lasciarle “maturare” nella propria cantina così da avere la certezza della conservazione!

charles heidsieck mise en cave brut reserve

Bottiglia di Charles Heidsieck Brut Réserve con la dicitura “Mise En Cave” sopra l’etichetta

Un ultimo suggerimento: attenzione alle bottiglie trasparenti, come quella del Cristal: la luce è nemica del vino e quindi ha bisogno di molta più cura!

Spero che questo articolo possa essere di vostro gradimento e possa avervi tolto qualche eventuale dubbio!

 

 

Krug 95 e… Il sushi dell’Hanami

Il bere bene si sa viaggia di pari passo col mangiare bene! Ecco perché cerchiamo di essere sempre aggiornati su nuovi locali sul territorio reggiano e parmense.

Proprio su quest’ultimo ha aperto da pochissimo un nuovo ristorante di sushi all you can eat ma che non ha nulla a che vedere con i normali all you eat! All’Hanami infatti qualità è la parola d’ordine! Lo si nota dalle finiture del locale, dall’atmosfera, dal menù con cibi e combinazioni di prima categoria e soprattutto dalla carta dei vini.

Fabio, il proprietario, ha fatto davvero un gran lavoro oltre ad essere un ottimo padrone di casa. Non potevamo esimerci dal “testare” la sua cucina con alcuni champagne e l’occasione è capitata mercoledì scorso!

Ostriche, gamberi rossi, scampi, tutte materie di prima qualità ma quello che mi ha colpito di più (una novità che non avevo mai assaggiato) erano gli Hosomaki con il caviale! Buonissimi e delicati un piatto fantastico!

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Tutto questo “ben di dio” meritava delle bottiglie notevoli e le bottiglie in lista erano davvero tante ma una di queste ha colto la mia attenzione in modo particolare: il Krug Vintage 1995!

Ultimamente si è detto molto, e forse anche troppo di Krug, di quanto sia cambiata e di quanto sia sempre più “per tutti” e meno da appassionati. Si effettivamente un cambiamento nelle Grand Cuvee c’è stato (ma di questo parleremo più avanti), di certo non si può negare che la qualità dei vintage è tutt’altro che cambiata.

Prima di raccontarvi la bottiglia, facciamo un viaggio nel tempo sulla maison Krug e l’annata 95…

La storia di Krug è quasi nota a tutti: Joseph Krug aveva pensato a due champagne, la Cuvée n.1 e la n.2. La prima doveva essere “un biglietto da visita” quindi doveva essere prodotta tutti gli anni; la seconda invece veniva prodotta solo in annate che soddisfavano un certo livello qualitativo! Oggi chiamiamo la Cuvée n.1 Grande Cuvée e la n. 2 Vintage!

L’annata ’95, come ormai tutti sanno, è stato sempre messa in secondo piano a favore della ’96 (chissà poi perché)! In realtà se alcuni champagne targati ’96 oggi sono stanchi o con un acidità scissa dal vino, i ’95 sono in uno stato di grazia e questo Krug ne è l’emblema!

KRUG VINTAGE 1995

Al naso è innegabilmente Krug ma non un Krug qualsiasi direi piuttosto la sua quintessenza! Straordinariamente pulito, con un agrume scuro, burroso e balsamico! La bocca è energica ma elegante con note di pan brioche e perfettamente bilanciato! Uno champagne perfetto a cui non manca nulla! 100/100

krug 95

Durante questi pochi anni di degustazioni, viaggi e splendide esperienze mi sono sempre chiesto cosa potesse significare dare un 100/100 ad un vino! Quando ho bevuto questo Krug l’ho capito! Una volta chiesi ad Alberto Lupetti come si fa a dare il punteggio massimo ad un vino e lui mi rispose: “Fabiano assaggia il vino e chiediti cosa gli manca?”!

Io l’ho fatto con questo Krug e… niente, non gli manca niente!

 

Una breve nota: con questo articolo inauguro la mia partecipazione con gli amici di AnyGrape.com!

AnyGrape è un nuovo modo di acquistare vini online! E’ un nuovo progetto ma col tempo sono sicuro che diventarà un punto di riferimento per tutti noi, appassionati e non. Dateci un occhiata, non ve ne pentirete!

SaveTheDate: Masterclass Dom Pérignon

Dopo le vacanze natalizie e i festeggiamenti per il nuovo anno, l’Accademia dello Champagne torna a pieno regime con una nuova e imperdibile Masterclass.

Il mito, lo champagne più celebrato e, ahimè, più odiato: Dom Pérignon!

Lunedì 5 Febbraio assieme ad Alberto Lupetti e Vania Valentini, vi porteremo alla scoperta di questo champagne che non è solo un nome ma tanta qualità!

Queste le bottiglie in degustazione:

  • Vintage 2003: la sfida di Richard Geoffroy;
  • Vintage 2004: il “mostro”;
  • Vintage 2009: la novità;
  • P2 2000: la declinazione in versione P2 dello champagne del nuovo millennio;
  • P2 rosè 1996: raro e prezioso rosè in versione P2;
  • OE 1990: imperdibile e introvabile, l’espressione più pura dello champagne, colui che adesso si chiama P3 di un annata fantastica.

Affrettatevi con le prenotazioni perché i posti sono limitatissimi: solo 11!!

Locandina Master DP

Guy Charbaut Memory 1995

Oggi voglio parlarvi di uno champagne che sarà sconosciuto ai più! Onestamente era sconosciuto anche a me ma quando ho visto questo magnum in un enoteca a Epernay e ho notato il millesimo assieme al prezzo super competitivo, non ci ho pensato due volte e l’ho acquistata. L’altra sera, assieme ai soliti amici alcolizzati” la stappiamo e rimaniamo tutti piacevolmente colpiti da questo champagne!

Prima di raccontarvi com’è questo champagne lasciate che vi racconti un po’ la famiglia Charbaut…

Siamo nel 1936 e André Charbaut acquista il suo primo vigneto a Mareuil-sur-Ay, tra l’altro vigneti classificati tra 90 e 100% della “scala dei Cru”. Poco dopo crea il proprio marchio e inizia la produzione con l’obbiettivo di fare champagne eccezionali.

Nei primi anni ’50 i due figli di André entrano nell’azienda di famiglia e con il loro supporto la superficie vitata cresce fino a 20 ettari nei primi anni ’60.

Nel 2010 Guy Charbaut purtroppo viene a mancare ma i figli continuano a portare avanti la tradizione di famiglia producendo champagne molto raffinati lasciandoli maturale naturalmente.

La gamma degli champagne Charbaut è composta da 8 cuvée, quella da me assaggiata è la loro top cuvée, la Memory. Attualmente c’è sul mercato la 2005. E’ un blanc de blancs quindi composto solo da 100% Chardonnay, riposa poi per 10 anni nelle cave per poi essere dosato a 8gr litro.

memory 1995

Alla vista è un bel giallo che non sembra avere 23 anni ma non appena avvicini il naso al calice la musica cambia! Si avverte maturità, aromi di pasticceria e frutti gialli che invitano anzi… il naso ti prende letteralmente per la gola perché chiama il sorso! Così lo bevi, lo assaggi e ci rifletti su… poi ne prendi un altro sorso e un altro ancora perché è veramente buono. L’attacco in bocca e deciso ma delicato, quasi suadente con aromi di brioche e una trama acidula per accompagnarti verso il finale fatto di agrumi canditi. Uno champagne veramente stupefacente che sicuramente aveva ancora vita davanti. 94/100

E’ stata proprio una piacevole scoperta e sicuramente il formato magnum ha preservato tutti gli aromi e la bontà. Insomma, l’annata 95 si conferma al top e col formato magnum formano una coppia perfetta!

Taittinger Comtes de Champagne: il miglior blanc de blancs!

Quando mi avvicinai per la prima volta al fantastico mondo dello champagne bevvi una bottiglia di Taittinger brut Réserve, il “base” della Maison di Reims e per quanto fossi neofita mi rimase talmente impresso da imprimermi in maniera indelebile nella mente il nome della Maison!

Da allora di tempo ne è passato, io probabilmente sono lo stesso neofita di sempre ma la qualità Taittinger è sempre ai massimi livelli, soprattutto quando si parla della loro cuvée de prestige: il Comtes de Champagne.

Partiamo da un dato di fatto: non sono un amante dei blanc de blancs, preferisco la potenza del pinot noir all’eleganza dello chardonnay ma, se i gusti sono opinabili, la qualità del Comtes de Champagne non lo è affatto! In questi anni ho letto, riletto, studiato, osservato i maggiori esperti di champagne del mondo – Alberto Lupetti su tutti -, e tutti sono concordi nell’affermare che il Comtes de Champagne è il miglior Blanc de Blancs! Io non posso che accodarmi perché quanto sto per raccontarvi, almeno per me, è stato memorabile!

Facciamo un breve preambolo: siamo nel 1952 e Claude Taittinger crea uno champagne inedito, di altissimo livello, che legherà indissolubilmente la Maison di Reims allo Chardonnay, (all’epoca i blanc de blancs erano davvero pochi: Salon tanto per citarne uno, e di nicchia). Nacque così il Comtes de Champagne, composto dalle uve di cinque villaggi tutti Grand Cru della Cote de Blancs.

Qualche giorno fa ci ritroviamo con i soliti compari per un aperitivo da uno che di salumi se ne intende, Angelo Capasso di salumificio Squisito. Visto che era giusto un aperitivo decidiamo di fermarci a pranzo dal grande Marco Dallabona del ristorante Stella d’Oro di Soragna, di cui ho già parlato altre volte, guardiamo la carta dei vini e ci balza all’occhio una bottiglia a dir poco introvabile e memorabile, Comtes de Champagne 1995. Visto che non siamo mai riusciti a trovare una bottiglia d’annata del Comtes decidiamo di regalarcela per il pranzo e la scelta fu davvero felice…

Eccolo nel dettaglio:

comtes 1995

Un naso vivo che sprigiona potenza e mineralità e freschezza. La bocca ci spiazza: bollicine finissime che accarezzano il palato lasciando aromi di agrumi e appunto minerali che ci preparano per il finale freschissimo e lunghissimo! La cosa che più ci colpisce di più e che oggi gli champagne targati ’95 siano al top mentre questo Taittinger era nella sua adolescenza, criminalmente giovane dall’alto dei suoi 22 anni! Incredibile! Spero di poterlo riassaggiare tra qualche anno perché aveva ancora tante cose da dirci… 98/100

Si ok, volete sapere perché solo 98 dopo tutto questo racconto? Dare il voto massimo credo sia una gran responsabilità (soprattutto per me) e questo champagne ha ancora troppa vita, troppe sfumature e qualche spigolo da smussare… La qualità, la materia ci sono tutte e sono al top ma per ora no me la sento di andare oltre! Chi lo sa, forse tra qualche anno…