Back from Champagne – 3° Parte

Ultimo articolo per quanto riguarda questo stupendo viaggio in Champagne. Come accennato, l’ultima parte tratta della Maison Louis Roederer, che molti di voi conosceranno per la mitica cuvée de prestige Cristal.

A tal proposito, sapete perché si chiama Cristal? Ebbene si, la bottiglia era in cristallo ma per il semplice motivo che al tempo della sua “invenzione” non c’era ancora la possibilità, assieme alle conoscenze, per fare una bottiglia in vetro che non venisse scura. Ma perché la bottiglia doveva essere trasparente e con il fondo piatto? Lo zar era stato soggetto più volte di tentativi di omicidio e, ritenendo che sotto la bottiglia potesse essere nascosto un coltello, pretese la bottiglia con fondo piatto e trasparente. Dato che lo champagne della Maison Roederer era il suo preferito, fu accontentato, ed oggi possiamo godere ancora della bottiglia trasparente con fondo piatto. Ovviamente però, lo champagne andava protetto dalla luce, quindi fu rivestito da quella pellicola arancione, anch’essa presente tuttora.

Il busto dello Zar Alessandro II

Il busto dello Zar Alessandro II

 

Dopo questo incipit, il tour prosegue con la visita alle cantine: ricordo ancora il profumo di mosto che si poteva respirare. Interessante anche notare come la Maison Roederer utilizzi anche botti di legno ma, nonostante ciò, i suoi vini non assimilano il sapore del legno.

Le botti della Maison Roederer

Le botti della Maison Roederer

Dopo questo tour, compresa la visita alle cave, si passa alla degustazione con lo chef de Cave Jean-Baptiste Lécaillon.

Vin Clairs

Vin Clairs

La prima parte della degustazione, inizia con i vin clairs. Difficili da interpretare, ma la base dello champagne. Da questo punto infatti inizia l’assemblaggio delle diverse cuvée. Ovviamente non hanno nulla a che vedere col risultato finale, ma sono utilissimi per comprenderne le varie sfaccettature. Alla fine della degustazione, abbiamo avuto anche il privilegio di produrre un nostro “assemblaggio”, infatti Jean-Baptiste ha “assemblato” gli ultimi due vin clairs e ho avuto l’onore di essere servito direttamente da lui.

Jean-Baptiste mi versa il nostro "assemblaggio"

Jean-Baptiste mi versa il nostro “assemblaggio”

Dopo i vin clarissa si passa alle cuvée pronte, e direi assemblate con miglior risultato, della Maison. In ordine abbiamo degustato: Vintage 2008, Rosé 2009 e Blanc de Blancs 2009. Devo dire che, avendo degustato anche molti rosé, ho iniziato anche io ad esaminarli sotto una luce diversa: i rosé hanno potenziale e togliamoci la nomea di “vino femminile”. Sono buoni e, abbinati con sapienza, danno grandi soddisfazioni (approfondiremo tra poco parlando del pranzo).

Dopo la degustazione si è passati alla residenza storica della Maison Roederer per il pranzo con Jean-Baptiste. Magnifica la cornice e come aperitivo ci aspetta un magnum di Brut Première: eh si, in questo caso la magnum fa proprio la differenza. Ottimo lo champagne, già in bottiglia, ma in magnum esalta ancora di più i suoi sapori e ci rendiamo conto di essere davanti ad un grande champagne.

Il pranzo è di prim’ordine, ci sentiamo dei re; gli champagne eccezionali e Jean-Baptiste ci confeziona due regali: il primo è la degustazione del Cristal 2007, non ancora sul mercato ma vi posso assicurare che, nonostante sia giovane e con notevoli margini di miglioramento, è già bevibilissimo e molto apprezzabile. Poi si prosegue col Cristal 2006 e il mitico 1993: lo ammetto, adoro gli champagne datati, maturano alla perfezione e rilasciano quei sentori che mi soddisfano il palato.

Cristal 1993

Cristal 1993

Il pranzo non è ancora finito che Monsieur Lécaillon ci abbandona per qualche minuto: il fuoriprogramma è più che apprezzato, ci servono il Cristal Rosé 2002. Epico, un rosé d’eccezione.

Cristal Rosé 2002

Cristal Rosé 2002

E qui che voglio collegarmi con le soddisfazioni di cui parlavo in precedenza: vi assicuro che questo rosé, assieme al Rosé 2008 servito subito dopo, accostati ai formaggi sono da leccarsi i baffi. L’abbinamento è perfetto, ogni gusto si amalgama con l’altro, la bocca resta pulita: vorresti che il bicchiere (e il piatto di formaggi) non finissero mai! Il dolce invece è accompagnato dalla novità Brut nature 2006. Sarà in Italia tra poco in 4000 bottiglie; a detta di molti, e non posso che confermare, il miglior non dosato.

Brut Nature 2006

Brut Nature 2006

Ok forse non a tutti piacerà l’etichetta, gusti personali, ma io la trovo carina e calzante!

Che altro aggiungere, il viaggio è terminato, purtroppo, l’esperienza è stata fantastica: per un appassionato di champagne come il sottoscritto è come vivere un sogno, e il sogno si è realizzato. Ringrazio Alberto Lupetti per la splendida opportunità, Marco Maestri mio compagno di viaggio, assistente per quanto riguarda questo sito, e molto di più…

Al prossimo articolo!

 

 

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