Dom Pérignon – Private Tasting 2000 – 1982 – Oenoteque vs Vintage

Una serata straordinaria all’insegna di Dom Pérignon

Ultimamente con un gruppo di amici abbiamo dato vita a delle serate all’insegna della buona compagnia, del buon cibo e ovviamente del buon anzi, ottimo, champagne! Se la location è rimasta invariata ed è quel tempio della cucina che risponde al nome I Du Matt, dove lo chef Mariano e la sous chef Maura ci deliziano con portate al limite della legalità, la maison è a nostra discrezione e dopo Krug è stata la volta di Dom Pérignon. In poco tempo è stata decisa la data e ognuno dei partecipanti portava una bottiglia: l’obbiettivo era mettere a confronto, dove possibile, il vintage con la versione Oenoteque o P2. Le bottiglie in degustazione erano in ordine: Vintage 2000, Vintage – P2 1998, Vintage – Oenoteque – Rosé 1996, Vintage – Oenoteque 1995, Vintage – Oenoteque 1990, Vintage 1982. Qualora ce ne fosse il bisogno vi confermo l’ottima riuscita della serata e vi lascio al racconto sperando sia di vostro gradimento!

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 Dopo aver preparato le bottiglie aprendo le più “vecchie” così da averle pronte per la degustazione, ci accomodiamo a tavola dove mentre lo chef ci serve il primo piatto io verso il primo Dom della serata: il Vintage 2000; l’antipasto era carne salada con finocchio e zucchina. Il Dom 2000 si presenta davvero bene al bicchiere e il naso è assolutamente Dom. Ho avuto occasione tra l’altro di berlo una settimana fa e devo dire che conferma le stesse impressioni: la sua mineralità inconfondibile e al gusto è in perfetto equilibrio tra maturità e freschezza. In questo momento ne berrei a litri perché è davvero molto buono: 94/100.

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Dom 2000 e antipasto

Dom 2000 e antipasto

Dopo l’antipasto si comincia forte e inizio a versare nei bicchieri il Vintage 1998 e il P2 1998 mentre a tavola arriva il primo piatto d’eccezione: Vellutata di zucca con aceto balsamico tradizionale di oltre 35anni e tartufo nero.

Vellutata di zucca con tartufo nero

Vellutata di zucca con tartufo nero

Il vintage 1998 ovviamente ha un colore più intenso rispetto al P2 che in questo momento e con queste bottiglie risulta un pelo inferiore al vintage che coinvolge tutti i sensi con la sua acidità bellissima, elegante ma diretto e immediato. In questo momento direi 95/100 Vintage 1998 e 94/100 P2 1998.

2016-09-06-09-11-44 "Fratelli a confronto": Vintage 1998 e P2 1998

Una veloce pausa ci prepara al piatto successivo (qui ho fatto il maleducato: dopo averlo divorato ho chiesto il bis, era troppo buono!!!): fagottini al coniglio con il suo ristretto e salsa di peperoni.

I fagottini: una bontà!

I fagottini: una bontà!

Quest’ottimo piatto accompagnava tre bottiglie eccezionali: Vintage 1996, Oenoteque 1996 e Rosé 1996! Metto le mani avanti subito sperando di non accogliere le ire di coloro che trovano questa 1996 un annata straordinaria, io la definirei invece estrema (Lupetti docet): in effetti questi champagne hanno stoffa da vendere per carità, ma attualmente risultano ancora giovani e con molta strada ancora da percorrere. Queste tre bottiglie ne sono l’esempio: il Vintage 1996 risulta più godibile per via della minore sapidita dell’Oenoteque che invece risulta molto giovane e quasi dispiace di averlo adesso nel bicchiere e se l’OE era giovane, figuriamoci il rosé che è e sarà un grandissimo… Appunto, sarà e saranno…. Vintage 1996 94/100Oenoteque 1996 93/100 Rosé 1996 93/100.

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Trittico di 1996: Vintage, OE, Rosé

Trittico di 1996: Vintage, OE, Rosé

Con la smania di un bambino invece ci avviciniamo alle bottiglie che era da tempo che aspettavo di riassaggiare: Vintage 1995 e Oenoteque 1995. Il piatto che accompagna questi due mostri è uno stinco di maiale nel suo fondo con puré di melanzane, un altro capolavoro di Mariano. La cottura molto lenta ha reso questa carne tenerissima tanto da rendere difficoltoso il taglio ma allo stesso tempo conservava tutti i sapori ed un “sughetto” da leccarsi i baffi.

Stinco di maiale e puré di melanzane

Stinco di maiale e puré di melanzane

Oggi l’annata 1995 rivela tutto il suo potenziale a valore e questi champagne sono eccezionali e forse l’abbiamo sottovalutata in favore della 1996 ma questi champagne sono spettacolari. Il Vintage è un ruffiano, si avverte una leggera ossidazione ma è vivo ed è straordinario e mi piace da impazzire e se questo è il vintage, l’Oenoteque è monumentale! Si, confermo, la 1995 adesso è un passo avanti alla 1996. Vintage 1995 96/100 Oenoteque 1995 97/100.

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Double immenso: Vintage 1995 e Oenoteque 1995

Double immenso: Vintage 1995 e Oenoteque 1995

Un altra pausa veloce e poi subito pronti per il primo dei due dolci: Cannolo alla ricotta con cioccolato e canditi. La particolarità di questo piatto è che la ricotta e la panna utilizzati sono di Parmigiano Reggiano. Le bottiglie che accompagnano questo dolce sono il Vintage 1990 e l’Oenoteque 1990.

Cannolo alla ricotta con cioccolato e canditi

Cannolo alla ricotta con cioccolato e canditi

La 1990, per molti la migliore del secolo, è l’ultima del terzetto magico che comprende 1988, 1989, 1990. Quest’annata ha dato vita a grandissimi champagne. Hanno lunga vita davanti ma anche oggi sono bottiglie memorabili. Il Vintage bevuto da noi purtroppo non era perfetto ma ha materia ed e, cercando di andare oltre i suoi difetti, mi sento di assegnargli un 95/100; l’Oenoteque invece è in una forma smagliante ed è superiore al vintage, siamo sui 97/100.

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Mostri a confronto: Vintage e Oenoteque 1990

Mostri a confronto: Vintage e Oenoteque 1990

Siamo giunti quasi a fine cena e nonostante siamo quasi all’orlo ci aspetta un “appetizer”, giusto per riempire l’ultimo buco: la Piccola pasticceria.

La "piccola" pasticceria

La “piccola” pasticceria

Quest’ultimo piatto ci porta all’ultima bottiglia per la serata: il Vintage 1982. Il capolavoro della serata, di un’annata eccellente che ha dato vita a vini ricchi e complessi con grandi capacità d’invecchiamento. Guardate in foto che colore stupendo che ha, questo Dom è energico e strutturato con una maturita che definirei perfetta che ci fa chiudere la serata nel migliore dei modi: 98/100.

Vintage 1982

Vintage 1982

Siamo giunti così a fine serata che ci ha permesso di confrontare quasi vent’anni di Dom Pérignon, mettendo alla prova la sua capacità d’invecchiamento, anche se non avevamo dubbi. Voglio ringraziare lo staff de’ I Du Matt, Mariano e Maura per la loro ospitalità (fateci una scappata ve lo consiglio), e il grande Filippo perché alla fine è l’ideatore di queste serate che alla fine tutti insieme rendiamo uniche.

Accademia dello Champagne: la genesi!

Si è vero, avete ragione, è un bel po’ di tempo che  non scriviamo sul sito.
Però ci teniamo a tornare col botto: è ufficiale infatti, dopo due tentativi, la creazione dell’Accademia dello Champagne. No tranquilli, non c’è da studiare anche se, personalmente, mi piace “studiare” ed imparare cose nuove sullo champagne, soprattutto se il sapere arriva dalla sapiente mente di Alberto Lupetti coadiuvato da Vania Valentini.

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Assieme a loro dunque, io e Marco abbiamo dato vita a questa Accademia che altro non è che un nuovo dove ci troviamo, organizzando serate di degustazione. Abbiamo inaugurato con la maison Mumm a cui addirittura erano presenti 40 persone e proseguito con Selosse, uno dei miti della Champagne.

Sicuramente l’avventura proseguirà permettendoci così di conoscere i segreti della Champagne e dello champagne.

Al nostro fianco sicuramente ci saranno nostri amici che ci concederanno alcune delle loro squisitezze da accostare alle varie bottiglie, ne è un esempio Angelo Capasso, fantastico produttore del parmense che risponde al nome di Salumificio Squisito; abbiamo avuto anche l’acqua Filette come “sponsor tecnico”, passatemi il termine. Fidatevi, c’è acqua e acqua…

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In abbinamento invece con gli champagne Selosse, abbiamo avuto la fortuna di conoscere il salmone Upstream in merito al quale l’unica parola che viene è: che spettacolo!! Un salmone così e difficile anche solo immaginarlo. Fidatevi, provatelo, assaggiatelo, e poi mi saprete dire!

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Grandi Champagne e salmone Upstream

Insomma, avete visto che le novità non mancano anzi, siamo sempre in costante evoluzione!

Continuate quindi a seguirci e  ne vedrete delle belle!

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Dom Pérignon Rosé 1986: La conferma dell’eccellenza DP

Ci sono champagne che, nella mia sempre più crescente esperienza, mi hanno sorpreso per la capacità evolutiva, altri che invece lo fanno per la loro costanza nel gusto ed anche altri che si confermano sempre eccezionali. Si sa, Dom Pérignon è un nome che ha il sapore di certezza, di qualità e domenica 6 dicembre me lo ha confermato.

Il tutto si è svolto in un pranzo tra amici di champagne, ma ormai siamo molto più che soli amici di champagne, in quel di Soragna, nella bassa Parmense. La location è il sublime ristorante Stella d’Oro, di cui vi consiglio vivamente di farci una capatina perché ne vale davvero la pena. Lo svolgimento comprendeva che ognuno portasse una bottiglia del “nettare francese” e così, avendo in cantina una bottiglia di Rosé 1986, ho deciso assieme al mio “socio” e co-proprietario della stessa Marco, di portarla per degustarla assieme al folto gruppo di appassionati ed esperti tra cui spiccavano: Alberto Lupetti (di cui vi ho parlato svariate volte, tra i maggiori esperti al mondo di champagne), Vania Valentini (anch’essa sempre presente) e altri amici tra cui Angelo Capasso (bè se volete mangiare dei buoni insaccati lui è la persona giusta, proprietario del Salumificio Squisito), ognuno con la propria consorte/marito.

La tavolata!

La tavolata!

Lo ammettiamo, io e Marco eravamo davvero spaventati da questa bottiglia, temevamo di avere un tesoro andato a male, non tanto per la qualità di Dom Pérignon  ma per il fatto che la bottiglia era stata tenuta davvero male (non da noi!!).

Emozioni misto tra paura e sorpresa ci accompagnano per tutto il pranzo finché mi viene detto di aprirla (che onore e direi anche onere!): mi alzo in piedi, prendo la bottiglia, libero il tappo dalla “gabbietta” e piano inizio a toglierle il tappo che viene via senza fatica e senza grossi sfiati, porto il tappo al naso e un sorriso si fa strada tra il mio viso, sembra buono. Lo verso nel calice di Alberto e il suo “ok” è linfa vitale! La bottiglia è buona, in tutti i sensi. Che fantastico questo DP!

Bottiglia e Calice

Bottiglia e Calice

Nettare nel calice!

Nettare nel calice!

Mi raccomando però, non conservate le vostre bottiglie così, non sfidate la sorte!! A noi è andata davvero bene, questo Dom era vivo, un gran rosé nonostante i suoi 29 anni e se non apprezzate i rosé vi consiglio vivamente di iniziare a considerarli, non soltanto in certe bottiglie perché ci sono ottimi rosé senza spendere cifre esorbitanti. Tra l’altro, per dovere della cronaca, nell’86 Dom Pérignon produsse solo la versione Rosé del suo vintage. Quindi in quell’anno non fu prodotto il Blanc. Questo a conferma della qualità della Maison.

La batteria!

La batteria!

Questo pranzo è stata anche l’occasione per ricevere la nuova guida “Grandi Champagne” di Alberto Lupetti direttamente dalle mani del suo creatore! Non perdetela, per tutti noi amanti è un obbligo averla e consultarla. I suoi consigli sono ottimi sia per chi è agli inizi sia per chi è più esperto. Potete trovarla nelle migliori librerie oppure ordinarla su http://www.lemiebollicine.com

Grazie Alb!

Grazie Alberto

Grazie Alberto

Grazie per la lettura e……. Stay Tuned!

 

 

KRUG: la Monografia

KRUG

KRUG

Nuovo articolo, Maison conosciuta, serata eccezionale. E’ questo il succo del seguente articolo: parliamo infatti di Krug, superba maison di Champagne, e di un una serata tutta dedicata a lei.

Solitamente quando si parla di Krug, ci si aspetta una degustazione dei suoi champagne più – passatemi il termine – basici, noi invece vogliamo strafare e vi offriamo la possibilità di partecipare ad una serata dove potrete assaggiare l’intera gamma della Maison, a partire dal “sans année”, fino al mitico Clos d’Ambonnay.

Direi serata imperdibile e, nel caso abbiate ancora dei dubbi, vi lascio al programma:

KRUG

LA MONOGRAFIA

A cura di 

Francesco Falcone

 

“C’è lo Champagne e poi c’è Krug”

 

Il rigore esecutivo, il carattere distintivo, la riconoscibile originalità espressiva e la stupefacente longevità degli Champagne firmati “Krug” fanno della piccola Maison di Reims un vero e proprio mito per i bevitori più smaliziati. 

Cogliamo dunque l’occasione per invitarvi a una serata di approfondimento del più celebre marchio champenois attraverso una serie di bottiglie da antologia. 

 

Aperitivo di Benvenuto

Alphonse Mellot Sancerre Edmond 2012

Patrick Javillier Mersault Les Tillet 2012

 

Si comincia in rosa 

Krug Champagne Rosé s.a. 

La cuvée “sans année” più nobile di Champagne 

Krug Champagne Grand Cuvée s.a. 

Il mitico “Clos” de la Côte des Blancs 

Krug Champagne Clos du Mesnil 2003 

Il costosissimo “Clos” de La Montagne de Reims 

Krug Champagne Clos d’Ambonnay 2000 

 

Krug Vintage in verticale 

Krug Champagne Vintage 2000

Krug Champagne Vintage 1998

Krug Champagne Vintage 1996

Krug Champagne Vintage 1995

Krug Champagne Vintage 1990

Krug Champagne Vintage 1989

 Vi abbiamo stuzzicato un po’? Bene, allora non resta che dirvi che la serata si terrà il 26 novembre 2015, alle ore 20.30 presso il ristorante “Il 25 di Carpi”.

La cena è a cura dello Chef Pierluigi Vanzolini e i posti disponibili sono solamente 15.

Per ogni informazione non esitate a contattarmi: fabiano.stabile@icloud.com

MasterClass Bollinger – Il Racconto

Martedì 23 giugno, presso il Porto Fluviale di Roma, il grandissimo esperto Alberto Lupetti, ha tenuto una MasterClass della famosissima Maison, quella che “presta” lo champagne da anni per i film di 007: si proprio lei, Bollinger.

Calici pronti!

Calici pronti!

Bollinger ha sede ad Ay, sopra Epernay, nella valle della Marme. La maison è una delle sole quattro maison rimaste in mano ai fondatori, che sono appunto Bollinger, Pol Roger, Louis Roederer e Billecart-Salmon.

Un po’ di storia: Athanase de Villermont, conte con proprietà vinicole ad Ay, pensò che fosse un peccato lasciare incolte le sue proprietà. In quanto conte, Athanase non poteva lavorare, aveva però un amico enologo, Paul Renaudin, che era a sua volta amico di un certo Joseph-Jacob Bollinger, un signore venuto dalla Germania nella regione della Champagne per studiare appunto il vino e poi rivenderlo in Germania. Fu questo trio il 6 febbraio 1829 a fondare la Maison, e nella foto seguente potete vedere il primo “logo” utilizzato.

Primissimo logo

Primissimo logo

Col tempo Joseph Bollinger sposa la figlia di Villermont, così la maison passerà poi in mano al figlio nato dalla loro unione, Georges Bollinger, dalle ottime qualità, tant’è che fu in grado di fronteggiare l’attacco della fillossera ed anche la rivolta che ci fu in Champagne nel 1911. Morirà nel 1918 con la prima guerra mondiale passando così il testimone a suo figlio…

E la storia continua: col passare del tempo, la maison acquista fama mondiale, tant’è che sbarca oltremanica, divenendo lo champagne di corte come testimoniato tuttora dalla scritta presente sul collo della bottiglia.

Torniamo però a parlare della MasterClass: durante la serata abbiamo degustato 6 champagne tra cui l’Ayala, maison acquistata dalla Bollinger, le due special cuvée, sia nella versione blanc che rosé, la grand année 2005 anch’essa blanc e rosé e poi il mito, l’RD 2002.

Siamo d’accordo tutti che l’RD è uno champagne mitico, un icona. Anche l’altra sera ovviamente non era da meno. Io però voglio andare controcorrente: parlare dell’RD è troppo facile. Voglio invece raccontarvi La Grand Année, nella sua versione in rosa, sia perchè stiamo comunque parlando di un grandissimo champagne, ed anche perchè mi ha veramente colpito.

Grand année rosé 2005

Grand année rosé 2005

La Grand Année, chiamata così perchè ovviamente è prodotta solo nelle annate considerate straordinarie, rifermenta col tappo di sughero ed è prodotta con il 70% delle uve di proprietà. L’assemblaggio di questo champagne è molto simile alla sua versione in bianco, 72% Pinot Noir (sempre in maggioranza per la Bollinger), di cui 5% in rosso, e 28% Chardonnay. Al naso sentiamo un frutto scuro, agrumi anch’essi scuri ed anche delle spezie. Il sorso ci attacca la bocca ed è un attacco deciso con un finale lunghissimo. Si sente che questo è proprio un grandissimo champagne. A me ha talmente colpito che ho preferito parlarne qui e condividere le mie sensazioni con tutti voi.

Detto questo, Bollinger ci abitua a grandi champagne, e purtroppo da questa degustazione è stato escluso (per ovvi motivi di costo) il Vieilles Vignes Francaises, detto anche VVF, blanc de noir in purezza.

Se volete approfondire la maison Bollinger e i suoi grandi vini, seguite oltre a questo sito, anche il sito di Alberto Lupetti (www.lemiebollicine.com). Infatti nella nuova edizione della guida Grandi Champagne riparlerà in modo più approfondito di questi ottimi champagne.

 

 

MasterClass Heidsieck – Il racconto

Siamo veramente felici del successo ottenuto con la MasterClass tenuta a nella provincia di Reggio Emilia il 9 giugno. Non ci aspettavamo una partecipazione così massiccia e così attenta: è bello vedere come la passione per lo champagne pervade in molti appassionati e anche addetti ai lavori.

Le bottiglie in degustazione

Le bottiglie in degustazione

Tovaglietta

Tovaglietta

Tavole imbandite e bottiglie pronte in frigo: tutto è pronto per cominciare la degustazione; quale modo migliore rendendo un omaggio al grande Thierry: scomparso nell’ottobre scorso a 54 anni e dal 2012 chef de cave della Maison Heidsieck.

Ricordo....

Ricordo….

La degustazione comincia con un bellissimo resoconto storico della maison da parte di Alberto Lupetti, la sua conoscenza è fenomenale e la sala è in perfetto silenzio. Poco dopo si comincia degustando i due sans année, così abbiamo l’occasione di “paragonarli”: effettivamente sono due champagne diversi con il secondo con più mineralità rispetto al primo.

Il primo sans année ha maturato per oltre 36 mesi, composto da vin de riserve tra le 8 e le 10 annate diverse di 120 cru. Il dosaggio è di 12gr/lt, un dosaggio molto alto per un brut, ma che non troviamo al momento della degustazione.

Per il secondo si è passati da 120 a 60 cru, con vin de riserve vecchi fino a 15 anni. Il dosaggio è diventato 11gr/lt.

 

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Sans année

Sans année

La terza bottiglia in degustazione è la versione in rosa del “brut reserve”. Difatti questo rosé è ispirato al brut ma con la componente di vino rosso per renderlo, a detta degli addetti ai lavori, più gurmand.

Questo rosé è d’assemblaggio e la parte in rosso viene dalla montagna di Reims. I vin de reserve in questo caso sono solo al 20% e di annate vecchie massimo 5/6 anni, questo perché altrimenti risulterebbe poco bevibile, uno champagne seduto. Invece il rosé ha bisogno di freschezza.

La "classe"!

La “classe”!

Poi siamo passati a degustare il Vintage 2005: la maison Heidsieck non ha fretta di mettere sul mercato il suo champagne. Questo vintage infatti è in vendita da solo un anno; Il vino ha bisogno di maturare ed i millesimati Heidsieck non è basato sull’annata ma deve rispettare lo stile della maison.

La quinta bottiglia è epica: Rosé 1999: un vino maturato 11 anni, dosaggio a 11gr/lt. Un olfatto fantastico, maturo; la bollicine è elegante, raffinata. Un vino che regala emozioni. L’annata 99 è stata un annata calda, ma in questo vino non lo sentiamo. Il bilanciamento delle uve è perfetto.

Molti però, aspettano con ansia la top cuvée: il Blanc de Millenaires 1995. Questo vino matura tra i 10 e i 13 anni, ma la bottiglia degustata da noi è stata derogata nel 2014, il che vuol dire ben 18 anni sui lieviti. Un vino strepitoso: maturo, un naso fresco e complesso. Si sentono note di tostature e quello che troviamo al naso, lo ritroviamo poi nel bicchiere, e che bocca! Il finale è persistente. Insomma, un grandissimo champagne!

Alberto impegnato a degustare il Millenaires!

Alberto impegnato a degustare il Millenaires!

Ci tengo, al termine dell’articolo, a ringraziare sentitamente Alberto Lupetti e Vania Valentini per il loro contributo, sia orale sia organizzativo dell’evento. Mi hanno aiutato molto ed è grazie a loro se la mia crescita è continua in questo meraviglioso mondo. Grazie di cuore a tutti coloro che sono intervenuti, alla vostra pazienza.

Grazie anche ad Angelo Capasso, eccezionale appassionato di champagne, nonché produttore di fantastici salumi, di quello che una fetta tira l’altra e che si sposano perfettamente con un buon vino maturo.

Grazie anche al ristorante “Portichetto” di Campegine per l’ospitalità.

 

Alberto Lupetti: http://www.lemiebollicine.com

Angelo Capasso (Salumificio Squisito): http://www.salumificiosquisito.it

 

De Venoge Louis XV Rosé 2002

Come alcuni di voi sapranno, siamo in preparazione della MasterClass che si terrà al ristorante “Al Portichetto” di Caprara di Campegine (Reggio Emilia), che si terrà il 9 giugno. E’ la prima volta che ho il privilegio di partecipare in qualità di “organizzatore” ad una MasterClass di Alberto Lupetti e Vania Valentini, due persone squisite (di Alberto ho parlato diverse volte), due cari amici e compagni di “champagne”, con cui è iniziata una sorta di collaborazione. Sono davvero grato ad entrambi per le stupende occasioni passate insieme.

Al di là di questa doverosa introduzione, era giusto far vedere la location per la MasterClass ai due relatori (anche se, a causa dei numerosi impegni, Alberto non è potuto essere presente) e quale occasione migliore per aprire qualche bollicina?

Così io, assieme al mio compagno di champagne Marco, dopo tante riflessioni e pensieri, abbiamo optato per portare due bottiglie di rosé: Krug Rosé Gran Cuvée e poi la cuvée de prestige della Maison De Venoge Louis XV Rosé 2002. Così, mentre lo chef Claudio ci ha deliziato con le sue creazioni (un pranzetto a base di crudité, tra cui anche una sorpresa finale, la tartare di tonno, veramente squisita) noi allietavamo la nostra pausa pranzo con queste due bollicine d’eccezione.

Tartare di Tonno

Tartare di Tonno

Il Louis XV ci ha davvero lasciato senza parole; un rosé veramente molto buono. Ma andiamo per gradi…

La bottiglia-decanter

La bottiglia-decanter

Fu merito di Luigi XV se oggi abbiamo lo champagne. Col suo editto infatti istituirà la bottiglia per lo Champagne; l’editto precisò tra l’altro il modo di legare il tappo, che fu prima fatto con lo spago, poi da 1760 fu impiegato ferro oppure ottone.

Questa cuvée de prestige nasce nel 1995 come evoluzione del Grand Vin de Princes (di cui io ho una bottiglia targata 1993), viene prodotta soltanto nelle annate considerate eccezionali e solo con uve Grand Cru e con una maturazione sui lieviti di almeno 10 anni.

Louis XV nel bicchiere

Louis XV nel bicchiere

Il colore nel bicchiere è deciso, all’olfatto troviamo subito una certa maturità. Questo champagne, a parer mio, ha bisogno di tempo nel bicchiere per esprimere tutto il suo potenziale, ma vi assicuro che ne vale la pena aspettare. Il naso si fa più complesso e all’assaggio la sua bollicina fine, mista alle note di frutti rossi, rivelano quanto sia stato importante attendere. E’ uno champagne però particolare, adatto secondo me a chi apprezza una certa maturità. Io la adoro e pertanto non smetterei mai di berlo!

Al termine dell’articolo ci tengo nuovamente a ringraziare il ristorante Al Portichetto e lo chef Claudio per l’ospitalità che ci hanno mostrato e per gli ottimi piatti preparati con tanta cura. Se volete mangiare davvero del buon pesce, concedetevi una scappata a Caprara!

Dom Pérignon Vintage 1999

Qualche sera fa, ho avuto una cena piuttosto impegnativa. Mi hanno fatto cucinare la famosa “Aragosta alla Catalana”;

La foto non è il massimo, ma il grembiule DP è il TOP!

La foto non è il massimo, ma il grembiule DP è il TOP!

ovviamente non potevo non abbinarla con uno champagne leggendario. Ho dato un occhiata alla cantina e mi sono imbattuto in una bottiglia di Dom Pérignon Vintage 1999. La scelta è stata fatta, speriamo che venga gradita anche dagli altri commensali.

Tenuta sempre in posizione orizzontale ed al riparo dalla luce, la bottiglia si presentava in ottime condizioni.

Facciamo una breve introduzione sull’annata 1999: E’ un annata che non è molto considerata dagli appassionati, credo anzi che sia sottovalutata.

La ’99 è stata calda e piovosa. Dopo un inverno particolare con temperature alte e basse, la primavera ha visto un germogliamento rapido. I mesi estivi sono stati molto caldi portando le uve ad una piena maturità e con raccolto abbondante. Trovo quest’annata molto buona, considerando, ad esempio, che ci ha regalato alcuni champagne per me veramente eccezionali quali NPU di Paillard e l’RD di Bollinger.

Passiamo adesso al Dom Pérignon 1999:

DP 1999 tra le mie mani

DP 1999 tra le mie mani

Lo champagne si presenta al bicchiere con un bellissimo colore oro intenso. Appoggiando il naso invece si trovano tutti i sentori di un DP maturo ma comunque con la sua mineralità e l’eleganza che lo contraddistingue. In bocca è un esplosione di sapori: bollicine presente ma fine con questi sapori di miele, note fumé e la sua maturità di fondo. Veramente un ottima bottiglia! Per fortuna ne ho un’altra in cantina!!!

Back from Champagne – 3° Parte

Ultimo articolo per quanto riguarda questo stupendo viaggio in Champagne. Come accennato, l’ultima parte tratta della Maison Louis Roederer, che molti di voi conosceranno per la mitica cuvée de prestige Cristal.

A tal proposito, sapete perché si chiama Cristal? Ebbene si, la bottiglia era in cristallo ma per il semplice motivo che al tempo della sua “invenzione” non c’era ancora la possibilità, assieme alle conoscenze, per fare una bottiglia in vetro che non venisse scura. Ma perché la bottiglia doveva essere trasparente e con il fondo piatto? Lo zar era stato soggetto più volte di tentativi di omicidio e, ritenendo che sotto la bottiglia potesse essere nascosto un coltello, pretese la bottiglia con fondo piatto e trasparente. Dato che lo champagne della Maison Roederer era il suo preferito, fu accontentato, ed oggi possiamo godere ancora della bottiglia trasparente con fondo piatto. Ovviamente però, lo champagne andava protetto dalla luce, quindi fu rivestito da quella pellicola arancione, anch’essa presente tuttora.

Il busto dello Zar Alessandro II

Il busto dello Zar Alessandro II

 

Dopo questo incipit, il tour prosegue con la visita alle cantine: ricordo ancora il profumo di mosto che si poteva respirare. Interessante anche notare come la Maison Roederer utilizzi anche botti di legno ma, nonostante ciò, i suoi vini non assimilano il sapore del legno.

Le botti della Maison Roederer

Le botti della Maison Roederer

Dopo questo tour, compresa la visita alle cave, si passa alla degustazione con lo chef de Cave Jean-Baptiste Lécaillon.

Vin Clairs

Vin Clairs

La prima parte della degustazione, inizia con i vin clairs. Difficili da interpretare, ma la base dello champagne. Da questo punto infatti inizia l’assemblaggio delle diverse cuvée. Ovviamente non hanno nulla a che vedere col risultato finale, ma sono utilissimi per comprenderne le varie sfaccettature. Alla fine della degustazione, abbiamo avuto anche il privilegio di produrre un nostro “assemblaggio”, infatti Jean-Baptiste ha “assemblato” gli ultimi due vin clairs e ho avuto l’onore di essere servito direttamente da lui.

Jean-Baptiste mi versa il nostro "assemblaggio"

Jean-Baptiste mi versa il nostro “assemblaggio”

Dopo i vin clarissa si passa alle cuvée pronte, e direi assemblate con miglior risultato, della Maison. In ordine abbiamo degustato: Vintage 2008, Rosé 2009 e Blanc de Blancs 2009. Devo dire che, avendo degustato anche molti rosé, ho iniziato anche io ad esaminarli sotto una luce diversa: i rosé hanno potenziale e togliamoci la nomea di “vino femminile”. Sono buoni e, abbinati con sapienza, danno grandi soddisfazioni (approfondiremo tra poco parlando del pranzo).

Dopo la degustazione si è passati alla residenza storica della Maison Roederer per il pranzo con Jean-Baptiste. Magnifica la cornice e come aperitivo ci aspetta un magnum di Brut Première: eh si, in questo caso la magnum fa proprio la differenza. Ottimo lo champagne, già in bottiglia, ma in magnum esalta ancora di più i suoi sapori e ci rendiamo conto di essere davanti ad un grande champagne.

Il pranzo è di prim’ordine, ci sentiamo dei re; gli champagne eccezionali e Jean-Baptiste ci confeziona due regali: il primo è la degustazione del Cristal 2007, non ancora sul mercato ma vi posso assicurare che, nonostante sia giovane e con notevoli margini di miglioramento, è già bevibilissimo e molto apprezzabile. Poi si prosegue col Cristal 2006 e il mitico 1993: lo ammetto, adoro gli champagne datati, maturano alla perfezione e rilasciano quei sentori che mi soddisfano il palato.

Cristal 1993

Cristal 1993

Il pranzo non è ancora finito che Monsieur Lécaillon ci abbandona per qualche minuto: il fuoriprogramma è più che apprezzato, ci servono il Cristal Rosé 2002. Epico, un rosé d’eccezione.

Cristal Rosé 2002

Cristal Rosé 2002

E qui che voglio collegarmi con le soddisfazioni di cui parlavo in precedenza: vi assicuro che questo rosé, assieme al Rosé 2008 servito subito dopo, accostati ai formaggi sono da leccarsi i baffi. L’abbinamento è perfetto, ogni gusto si amalgama con l’altro, la bocca resta pulita: vorresti che il bicchiere (e il piatto di formaggi) non finissero mai! Il dolce invece è accompagnato dalla novità Brut nature 2006. Sarà in Italia tra poco in 4000 bottiglie; a detta di molti, e non posso che confermare, il miglior non dosato.

Brut Nature 2006

Brut Nature 2006

Ok forse non a tutti piacerà l’etichetta, gusti personali, ma io la trovo carina e calzante!

Che altro aggiungere, il viaggio è terminato, purtroppo, l’esperienza è stata fantastica: per un appassionato di champagne come il sottoscritto è come vivere un sogno, e il sogno si è realizzato. Ringrazio Alberto Lupetti per la splendida opportunità, Marco Maestri mio compagno di viaggio, assistente per quanto riguarda questo sito, e molto di più…

Al prossimo articolo!

 

 

Back from Champagne – 2° parte

Seconda parte di questo memorabile viaggio.

Maison G.H. Mumm - Le cave

Maison G.H. Mumm – Le cave

Riprendiamo esattamente da dove abbiamo lasciato l’ultima volta, infatti, finito il magnifico pranzo con Richard Geoffroy nella meravigliosa cornice dello Chateau Trianon di Moet Chandon, ci dirigiamo in macchina alla volta della Maison Mumm.

Appena arrivati ci aspetta un tour guidato delle cave della Maison, esperienza unica nel suo genere, incredibile come in questi posti il tempo sembra si sia fermato, tutto questo mi fa apprezzare ancora di più lo Champagne, soprattutto considerando quanto lavoro ci sia dietro una “bottiglia”.

Bottiglia su "Pupitres"

Bottiglia su “Pupitres”

Le bottiglie possono essere coricate, oppure come in foto, nelle cosiddette “pupitres” pronte per il remuage. Il remuage è la tecnica, per la quale non esistono scuole ad insegnarla, che permette tramite rotazioni regolari, l’accumulo di residui sul collo della bottiglia che verranno poi espulse con il degorgement.

Le bottiglie sur pupitre con i residui.

Le bottiglie sur pupitre con i residui.

Abbiamo anche visto il Caveau, ossia dove vengono conservate le bottiglie più preziose. Tra queste io ho fotografato la Cuvée R. Lalou del mio anno di nascita, non potevo fare altrimenti!!

Cuvée R. Lalou 1989

Cuvée R. Lalou 1989

Dopo questa entusiasmante visita, arriva il momento delle degustazioni. Ci spostiamo quindi nella sala degustazione in compagnia di Angela Bustamante (ambasciatrice Mumm) e con l’assistente chef de cave Magalie Marechal. Una degustazione bellissima partendo dai nuovi Cordon Rouge, il Brut Selection, il Blanc de Noir Mumm de Verzenay, il Lalou 2002 e poi il Le Rosé.

Si sa però che le sorprese sono tenute sempre per la fine, e qui Magalie ci ha stupito quando il sommelier ci versa due bottiglie (di Lalou si capiva dalla forma) ma l’etichetta era coperta. Il nostro compito era di indovinare? Bé io ci ho provato, e su un annata ci sono andato vicino…

Cosa ci sarà mai dietro al tovagliolo?

Cosa ci sarà mai dietro al tovagliolo?

… Una bottiglia era un Lalou targato 1982, il secondo addirittura 1976.

Lalou 1976

Lalou 1976

Due champagne epici, solo dal naso si capiva lo spessore di queste bottiglie. Non finirò mai abbastanza di ringraziare Magalie per questa stupenda opportunità.

In serata ci attende la cena assieme ad Angela Bustamante al bellissimo Moulin deVerzenay, un simbolo della regione.

Le Moulin de Verzenay

Le Moulin de Verzenay

Il menù è da prima classe e gli champagne che accompagnano le portato sono epici.

In ordine abbiamo bevuto: Mumm de Cramant, Le Rosé, Brut Selection, Blanc de Noir e con il dolce il Mumm Demi-Sec.

Da sinistra: Marco Maestri, Angela Bustamante, Io

Da sinistra: Marco Maestri, Angela Bustamante, Io

Terminiamo la serata con una foto ricordo con Angela, ringraziandola davvero di cuore per la splendida opportunità.

Voglio concludere questo articolo ricordandovi che la prossima sarà l’ultima parte di questo meraviglioso viaggio in Champagne, protagonista la Maison Louis Roederer. Ci tengo però a consigliarvi la lettura dell’articolo che trovate a questo link: così potrete leggere la fantastica recensione di Alberto Lupetti riguardo al Lalou 1982 degustato assieme a Magalie ed Angela.